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Dieci ragioni per non ignorare un bambino che piange
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Discussione: Dieci ragioni per non ignorare un bambino che piange

  1. #1
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    Dieci ragioni per non ignorare un bambino che piange

    I bambini si comportano come vengono trattati, questo il motto della psicologa Jan Hunt che ha stilato questo decalogo sul pianto dei bambini e dei neonati

    Vi avevamo già parlato di Jan Hunt pubblicando questo decalogo sulle 10 ragioni per non picchiare i figli, articolo che vi era molto piaciuto. Ora torniamo con un altro decalogo che colpisce dritto al cuore come il primo: le 10 ragioni per rispondere ad un bambino che piange.
    Chi è Jan Hunt? E' l'autrice del bellissimo libro "Genitori con il cuore- I bambini si comportano così come vengono trattati" edito da Il leone verde.
    Molte teorie, spesso in conflitto tra loro, parlano del mestiere dei genitori, e molte suggeriscono metodi severi per controllare e disciplinare il bambino. Metodi che sembrano innaturali e certamente non amorevoli.
    Genitori con il cuore offre una delle rare occasioni per tornare ad amare e a prendersi cura dei propri figli secondo un metodo naturale che è sempre esistito fin dagli albori dell'umanità. Con questa guida illuminante e profonda la psicologa Jan Hunt, specializzata nel rapporto tra genitori e figli, coniuga i princìpi dell'attaccamento parentale ai diritti dell'infanzia e alla filosofia della scuola familiare (homeschooling) attraverso un metodo coerente per allevare un bambino affettuoso, aperto e sicuro di sé.
    Con uno stile chiaro e accessibile, Genitori con il cuore sa infondere una saggezza senza tempo a tutti i genitori: sia quelli alle prime armi sia quelli con anni di esperienza.

    Ma veniamo al decalogo del quale vi parlavo

    Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange di Jan Hunt

    1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente amati e accettati.

    2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati, non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno di ricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozioni sono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egli riceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse. È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essere accettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Un bambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età, può solo riuscire a fare quello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età, l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non aver fatto più di quanto sappia fare.

    3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quando lui è "buono" inizierà a nascondere il "cattivo" comportamento e le "brutte" emozioni agli altri, e anche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace di comunicare la piena varietà di emozioni umane. Infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficile esprimere rabbia, tristezza, o altre "brutte" emozioni nei modi appropriati.

    4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente. Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace di contenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla fine questo contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hanno dimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questo contenitore durante gli anni. Il principio psicologico che "la frustrazione porta all’aggressività" non è mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essere aiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto è ignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoi sentimenti vengono ignorati o puniti.

    5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamo questa convinzione se solo la parte "buona" di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è una tragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori, possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettati nell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazione verso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serene sarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso i nostri primi anni!

    6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero le loro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di un bambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fare conversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certa età per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sono persone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, più merita la nostra compassione, attenzione e assistenza.

    7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essere ignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umani siamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia la reazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla "Legge del più forte". Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedono come un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le origini della perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata, attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. La perdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.

    8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di un neonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualche intervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino a quando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile per un genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo vizioso dei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatori passino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo. Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimenti sono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessi avranno un bambino.

    9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadano incontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di un allarme antincendio perché ci dà fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così che possiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe un allarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere, come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare i bisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamo ricorrente senza una ragione.

    10. Genitori che reagiscono solo a un "buon" comportamento possono essere convinti che stanno allevando il bambino a comportarsi "meglio". Eppure loro stessi sentono di collaborare più volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di comportamento "adulti". La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un bambino sia "maleducato" dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: "Io me la sento di collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho appena trattato mio figlio?"

    psicologa Jan Hunt

    fonte:home page pianeta mamma
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    Il pianto del neonato: un atto naturale e spontaneo

    Nei primi mesi di vita il bambino piange molto e per la mamma, all’inizio, la più grande preoccupazione è quella di riuscire a capire cosa vuole comunicarle il figlio con il proprio pianto, a volte così continuo e struggente. In effetti, è questo l’unico strumento, chiaramente del tutto istintivo, che il neonato ha a disposizione per far intendere un proprio messaggio alla madre. Appena nato, e nelle prime settimane di vita, il piccolo non ha la consapevolezza del pianto e la mamma corre subito da lui; tuttavia, man mano che il tempo passa, comincia a comprendere questo rapporto di causa ed effetto ed allora inizia a servirsi del pianto per comunicare un bisogno, una protesta, un malessere o una richiesta di attenzione. Alcuni bambini piangono più di altri, ma ciò non significa che il piccolo che piange in minor misura cresce meglio di quello che fa sentire le proprie grida più frequentemente. In virtù di quanto abbiamo appena detto, ovvero il pianto quale mezzo di comunicazione, è positivo il fatto che il proprio bambino pianga, e se ciò non avvenisse, occorrerebbe chiedersi cosa impedisce al piccolo di esprimersi attraverso questo strumento.

    Poiché la preoccupazione di una mamma, specie se è alla prima esperienza con un neonato, è quella di imparare a riconoscere il tipo di bisogno espresso dal bambino con il pianto, penso sia utile sapere che alcuni studi hanno descritto le caratteristiche che contraddistinguono i vari tipi di pianto. Si tratta di differenze più o meno vistose, che possono essere spiegate teoricamente, ma che poi ogni mamma deve sapere riscontrare nel proprio bambino, adattandole al personalissimo modo di piangere del suo piccolo.

    Il pianto per fame
    E’ caratterizzato da un suono acuto seguito da un’inspirazione, è accompagnato anche da una specie di fischio, al quale segue un breve periodo di silenzio. A volte, soprattutto all’inizio, il pianto per fame si manifesta con un mugolio al quale il neonato inframmezza movimenti di apertura e chiusura della bocca.

    Il pianto di collera
    E’ il tipo di pianto che ha più diversificazioni secondo i bambini. Infatti, il timbro più o meno acuto dipende dalla forza con la quale l’aria passa attraverso le corde vocali. In ogni caso si riconosce abbastanza facilmente perché è acuto, persistente, insopportabile da ascoltare.

    Il pianto di dolore
    pianto_bambino_1Si manifesta in modo inconfondibile, e pertanto la mamma riesce a distinguerlo ben presto da tutti gli altri tipi di pianto. E’ caratterizzato da un primo grido seguito da un momento di silenzio e da una inspirazione profonda, che a sua volta genera una serie di altre grida ravvicinate, sempre più incessanti ed acute. Il pianto che evidenzia un sintomo doloroso è riconoscibile anche da una serie di movimenti che il bambino compie: infatti egli può contrarre le gambe verso l’alto ed emettere aria. In questo caso il piccolo è affetto da forti dolori addominali, le cosiddette contrazioni gastro-coliche, abbastanza frequenti dopo le poppate, nei primi tre mesi di vita. In una evenienza del genere è utile distenderlo sul ventre (il bambino tenderà a rannicchiare le gambe e ad assumere la posizione con il "sederino in su"), oppure prenderlo in braccio, dondolandolo e coccolandolo.

    Il pianto di frustrazione

    Si può considerare una variante del pianto di dolore. E’ espresso da un grido seguito da una lunga inspirazione, molte volte accompagnato da una specie di sibilo. Tale tipo di pianto sopraggiunge quando al bambino è tolto qualcosa che aveva "catturato" con la sua concentrazione o il suo interesse, (esempio se gli viene meno il capezzolo o il biberon e lui ha ancora fame).

    Il pianto melanconico
    Alcuni neonati dimostrano la tendenza a piangere o a lamentarsi senza alcun motivo apparente. Sono stati puliti e accuditi amorevolmente, hanno mangiato a sufficienza, sono vestiti in modo da non soffrire né il caldo né il freddo: eppure piangono! E’ questa la tipica situazione in cui la mamma non sa più cosa fare. Prestando però un po’ di attenzione, ci si accorge che, spesso questa situazione di disagio del bambino si verifica prevalentemente al sopraggiungere della sera. In tal caso si è di fronte ad un bambino particolarmente sensibile al ritmo della successione giorno-notte e viceversa. Il suo lamentarsi o piangere rappresenta un modo per cullarsi musicalmente ed autoconsolarsi per l’avvento del buio che in lui determina una sorta di tristezza, di melanconia. A volte, però, il lamento può sfociare in crisi di pianto che lo rende inconsolabile, specie se la mamma non si premura rapidamente di prenderlo in braccio e di tranquillizzarlo attraverso il contatto pelle a pelle.

    Come reagire e comportarsi?

    E' sempre necessario prendere in braccio il bambino, o cullarlo, quando piange? L’argomento è continuamente oggetto di discussione tra mamme, genitori, familiari e tra mamma e pediatra, perché ognuno ha una sua teoria. La preoccupazione più grande è quella di correre il rischio di "viziare" il neonato se si accudisce appena inizia a piangere. Crediamo che su questo punto occorra soprattutto buon senso: a volte il piccolo piange perché ha sonno ed allora è utile cullarlo finché non si addormenta. Probabilmente egli ha bisogno di sentire un maggior senso di sicurezza per abbandonarsi al sonno; è inutile lasciarlo piangere sperando che si calmi da solo, poiché il risultato sarà esclusivamente quello di farlo agitare a tal punto da sconvolgerlo e rendere più difficoltoso il riposo. Specie quando è molto piccolo il neonato, concepisce la madre come qualcosa che fa parte di se stesso, e provare la sensazione di esserne staccato lo atterrisce. Pertanto, prenderlo in braccio per farlo addormentare o quando si sveglia di notte, non significa "viziarlo", ma soltanto tranquillizzarlo. Pian piano il bambino dovrà imparare a fare a meno della assidua presenza della madre, ma sarà tanto più capace di farlo quanto più avrà la sicurezza che l’entità madre esiste, sebbene separata da lui e lo soccorre, quando ne ha bisogno

    D.ssa Giuliana Apreda
    Psicologa Psicoterapeuta
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    Perchè il bambino piange?

    Dolore
    Il bambino caccia un urlo improvviso e acuto, poi si ferma per prendere fiato e ricomincia: questo può essere un segno di un dolore fisico, è bene quindi esaminarlo e magari provargli la febbre.

    Sovrastimolazione
    Magari la stanza è rumorosa, la radio o la televisione sono accese, ci sono persone che cercano a più riprese di attirare l'attenzione del bambino magari attraverso giochi musicali. Il bambino piange, chiude gli occhi e gira la testa dall'altra parte: è tempo di portarlo in un ambiente silenzioso, magari non troppo illuminato, per cullarlo e coccolarlo in tranquillità. A volte bastano pochi minuti per fargli ritrovare la serenità!
    Vedi le foto: Neonati
    La frustrazione
    Il neonato è come un piccolo e curioso esploratore che deve ancora scoprire tutto del mondo, ma in tutto questo spesso è impedito dal suo stesso corpo. Allora grida di frustrazione perché non riesce ancora a trascinarsi verso l'oggetto del suo interesse. Magari ha solo bisogno di un piccolo aiuto.

    La solitudine
    Talvolta il piccolo ha solo bisogno di un abbraccio o di una parola, perché sente la mancanza del calore della mamma.

    La paura
    Soprattutto verso il settimo o l'ottavo mese, può succedere che il bambino si trovi improvvisamente in braccio a una persona poco conosciuta che gli impedisce di vedere dove si trovano i genitori. Il suo pianto è un modo per far capire che ha paura e che non si sente al sicuro.

    La noia
    Perché il nostro bambino si mette improvvisamente a piangere ogni volta che, dopo averlo accudito e sfamato, ci sediamo finalmente a mangiare noi? E' un comportamento che può infastidirci parecchio, ma talvolta è dettato esclusivamente dalla noia. Può essere sufficiente stimolarlo e coinvolgerlo nella conversazione o dargli un giocattolo; in questo modo il piccolo inizierà a vedere il pasto come un momento di convivialità e condivisione.

    Laura Losito
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    Pianto del bambino: come consolarlo?

    Il neonato piange per comunicare sentimenti, emozioni, paure e disagi. Spesso le neomamme non riescono a capire immediatamente le ragioni del pianto e il panico subentra quando il pianto continua incessante e le si prova tutte, ma proprio tutte, per farlo smettere.

    Ecco qualche consiglio per far cessare il pianto di un bambino:
    allattarlo o comunque nutrirlo,
    parlargli con dolcezza,
    far sentire la musica
    cambiargli la posizione nella culletta
    tenerlo stretto, avvolto in una copertina
    toccarlo per verificare se è sudato o infreddolito Vedi le foto: Neonati
    se il bambino ha più di tre mesi offrirgli un giochino
    prenderlo in braccio o, al contrario, sistemarlo nella culletta
    portare via il bambino da un ambiente troppo rumoroso o stimolante
    metterlo steso sul letto e toccarlo dolcemente sul pancino, sussurrando e mantenendo il contatto visivo
    coccolarlo e mettersi nei suoi panni (quando noi piangiamo vogliamo essere rassicurati e consolati)

    E’ importante non cambiare dopo pochi secondi l’azione consolatoria: il bambino deve avere il tempo per poter sentire la presenza e per rasserenarsi. Inoltre è bene tenere a mente che anche se il neonato continua a piangere, nonostante i tentativi di farlo smettere, sente comunque la vostra presenza e il vostro sostegno.

    Il pianto del neonato è il suo principale strumento di comunicazione e, se da un lato, è normale che il genitore desideri farlo cessare al più presto, dall’altro la necessità di dover consolare può essere un’opportunità per il genitore di stabilire un contatto emotivo e affettivo con il piccolo.
    Un’opportunità da saper cogliere con serenità e consapevolezza.
    Stefania

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    10 ragioni per non ignorare il bambino che piange

    Vi ho gia parlato di questo negli articoli sotto e anche la home page con Jan Hunt pubblicando questo decalogo sulle 10 ragioni per non picchiare i figli, articolo che vi era molto piaciuto. Ora torniamo con un altro decalogo che colpisce dritto al cuore come il primo: le 10 ragioni per rispondere ad un bambino che piange.
    Chi è Jan Hunt? E' l'autrice del bellissimo libro Genitori con il cuore- I bambini si comportano così come vengono trattati
    Molte teorie, spesso in conflitto tra loro, parlano del mestiere dei genitori, e molte suggeriscono metodi severi per controllare e disciplinare il bambino. Metodi che sembrano innaturali e certamente non amorevoli.
    Genitori con il cuore offre una delle rare occasioni per tornare ad amare e a prendersi cura dei propri figli secondo un metodo naturale che è sempre esistito fin dagli albori dell'umanità. Con questa guida illuminante e profonda la psicologa Jan Hunt, specializzata nel rapporto tra genitori e figli, coniuga i princìpi dell'attaccamento parentale ai diritti dell'infanzia e alla filosofia della scuola familiare (homeschooling) attraverso un metodo coerente per allevare un bambino affettuoso, aperto e sicuro di sé.
    Con uno stile chiaro e accessibile, Genitori con il cuore sa infondere una saggezza senza tempo a tutti i genitori: sia quelli alle prime armi sia quelli con anni di esperienza.

    Questo sotto è il decalogo

    Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange di Jan Hunt

    1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente amati e accettati.

    2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati, non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno di ricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozioni sono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egli riceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse. È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essere accettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Un bambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età, può solo riuscire a fare quello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età, l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non aver fatto più di quanto sappia fare.

    3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quando lui è "buono" inizierà a nascondere il "cattivo" comportamento e le "brutte" emozioni agli altri, e anche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace di comunicare la piena varietà di emozioni umane. Infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficile esprimere rabbia, tristezza, o altre "brutte" emozioni nei modi appropriati.

    4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente. Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace di contenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla fine questo contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hanno dimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questo contenitore durante gli anni. Il principio psicologico che "la frustrazione porta all’aggressività" non è mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essere aiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto è ignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoi sentimenti vengono ignorati o puniti.

    5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamo questa convinzione se solo la parte "buona" di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è una tragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori, possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettati nell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazione verso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serene sarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso i nostri primi anni!

    6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero le loro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di un bambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fare conversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certa età per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sono persone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, più merita la nostra compassione, attenzione e assistenza.

    7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essere ignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umani siamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia la reazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla "Legge del più forte". Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedono come un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le origini della perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata, attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. La perdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.

    8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di un neonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualche intervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino a quando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile per un genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo vizioso dei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatori passino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo. Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimenti sono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessi avranno un bambino.

    9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadano incontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di un allarme antincendio perché ci dà fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così che possiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe un allarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere, come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare i bisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamo ricorrente senza una ragione.

    10. Genitori che reagiscono solo a un "buon" comportamento possono essere convinti che stanno allevando il bambino a comportarsi "meglio". Eppure loro stessi sentono di collaborare più volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di comportamento "adulti". La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un bambino sia "maleducato" dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: "Io me la sento di collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho appena trattato mio figlio?"

    Jan Hunt
    Tratto da da http://www.naturalchild.it/ dove potete trovare tanti altre interessanti riflessioni
    mabi likes this.
    Stefania

    ..voglio pensare che ancora mi ascolti,e che come allora sorridi..e che come allora sorridi..

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    ....A te che sei
    Sostanza dei giorni miei
    A te che sei il mio grande amore
    A te che hai preso la mia vita
    E ne hai fatto molto di più
    A te che hai dato senso al tempo
    Senza misurarlo..

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    Mamma69 modera le sezioni: Ricette, Economia Domestica, Maternità: le nascite mese per mese, Il Bambino, Ricette per il tuo bambino.