Ero ormai arrivata a 41 settimane e avevo ormai perso la speranza di partorire prima o poi… La pancia pesava tantissimo, la sciatica mi tormentava ormai da mesi, insomma non ne potevo più!
Avevo già fatto due monitoraggi e una visita: il termine era il 26 settembre ma al 1° di ottobre nessuna contrazione e collo chiuso. Fino a quando alle 4.30 del 4/10 mi sveglio con una forte contrazione come mai prima, poi passa e ne approfitto come al solito per fare pipì, ritorno a letto ma appena stesa sento una sensazione di bagnato che scende negli slip, penso subito alle solite perdite abbondanti ma sento immediatamente ancora un flusso e poi un altro, così mi sposto velocemente fuori dal letto, per quanto riesca, e splash, una pozza sul pavimento. Rimango imbambolata un attimo non sapendo assolutamente cosa fare ed è una sensazione strana, cerco di riordinare un po’ le idee e allora sveglio mio marito che, non appena gli dico che ho rotto le acque, si alza a molla dal letto. Visto che altre contrazioni non ne avevo, decido di tornare a letto per vedere se partivano un po’, iniziano lievi ogni quarto d’ora e un po’ per quello e per la tensione ovviamente non riesco a dormire, dopo un po’ torno in bagno e nell’assorbente vedo che le acque sono verdognole, niente da fare come da indicazioni di medici ed ostetriche, se le acque sono colorate bisogna andare in ospedale. Era quasi già tutto pronto, mangio qualcosina e alle 6.30 del 4/10 siamo in reparto dove inizia ufficialmente la giornata più lunga della mia vita.
Iniziamo con un monitoraggio che ovviamente vede contrazioni lievi e molto distanziate, mi fanno la visita e vedono che sono ancora chiusa ma avendo le acque colorate mi chiedono se sono d’accordo per l’induzione con il propess, ovviamente dico di sì quindi mi mettono la fettuccia.
Mi mandano in reparto dove mi danno un letto e mi portano la colazione, vado avanti con qualche contrazioncina fino a mezzogiorno, sono tranquilla ma ho come l’impressione di non stare progredendo molto e infatti quando vado a fare la pipì la fettuccia cade, non me l’aveva inserita molto bene. Quindi torno in sala travaglio e un’ostetrica me la rimette aspettando la contrazione e facendomi un male assurdo, tra l’altro è pure scocciata perché l’ho fatta scivolare via io secondo lei (!) e comunque mi dice che sono di 2 cm. Bene dico non è molto ma almeno il travaglio vero e proprio è iniziato, quanto mi sbagliavo!
In ogni caso ritorno in camera e pranzo ma proprio mentre mangio iniziano delle forti contrazioni ogni 5/10 min. vanno avanti così, dolorose ma irregolari fino a sera. Nel frattempo avevo fatto un altro monitoraggio alle 15.30 ma nulla di nuovo. Alle 18.00/18.30 dovevo ritornare per fare anche una visita ma c’era troppa confusione nelle sale travaglio/parto e mi rimandano in camera per due volte, stavo parecchio male ma mando comunque a mangiare mio marito che era sempre rimasto con me. Quando ritorna era orario visite e mi trova a letto dolorante con la stanza piena di gente in visita alle altre tre pazienti, allora mi dice di andare a vedere se ora possono farmi ‘sto benedetto monitoraggio e magari una visita per vedere come siamo messi, ma io non voglio un po’ perché sono delirante dal male e dalla stanchezza, un po’ perché effettivamente non ce la faccio a farmi di nuovo tutto il corridoio a piedi. Così va lui, si inca**a un po’ con le ostetriche e mi fa venire a prendere con una sedia a rotelle. Alle 20.30 altro monitoraggio, contrazioni più forti ma sempre irregolari e finalmente mi visitano, sono ancora di 2 cm, mi cade il mondo addosso, voglio solo piangere. A questo punto mio marito dice che non se parla di lasciarmi da sola in quelle condizioni e che mi devono dare per forza un posto in sala travaglio (ovviamente in reparto lui non avrebbe potuto rimanere), così finalmente un ostetrico gentile mi sistema in una stanza e mi dice di farmi una lunga doccia calda, erano le dieci.
Da lì in poi, dolori sempre più forti, a mezzanotte mi tolgono il propess, le contrazioni continuano forti e irregolari e alle due e mezza sono solo di 6 cm. Decidono di farmi l’ossitocina ma gli chiedo di aspettare ancora un po’ perché avevo paura che le contrazioni facessero ancora più male, ormai ero distrutta e poco lucida e infatti non avrei dovuto aspettare perché poi quando alle 3 e qualcosa mi fanno l’ossitocina non sento molto la differenza, urlavo già da un po’ dal male e ormai avevo provato tutte le posizioni. Il mio povero maritino è rimasto sempre con me, a volte rimaneva in piedi per farmi appoggiare la testa sulla sua pancia mentre riposavo tra una contrazione e l’altra, appena mi appoggiavo mi addormentavo e facevo dei sogni vividi come se dormissi da ore, era una cosa strana. Finalmente alle 4.30 circa, 24 h dopo la prima contrazione e la rottura delle acque, raggiungo finalmente i 10 cm di dilatazione, aiutata manualmente dall’ostetrica, tanto male più, male meno. Inizia quindi la fase espulsiva ma sono talmente stanca che non riesco a sentire quasi l’impulso di spingere, è l’ostetrica che me lo chiede un po’ di volte, io le rispondo che non lo so ma lei si accorge che è arrivato il momento e allora mi fa stendere (avrei potuto mettermi come volevo ma non ce l’avrei fatta a stare da nessuna parte se non stesa), trasformano il letto e iniziano le spinte, per la maggior parte mi fanno tenere le gambe con le braccia, solo alla fine tirano fuori gli appoggi per i piedi. Tra una spinta e l’altra, visto che si aspettano le contrazioni, mi addormento quindi verso le 5.45/6 mi aumentano ancora l’ossitocina, questo bimbo non vuole uscire.
Spingo e spingo e sia l’ostetrica che mio marito mi dicono: “dai che ci siamo!”, ma ormai sto perdendo la speranza, urlo che brucia, che fa male e che non ce la faccio (che volevo andare a casa lo urlavo già dalla mezzanotte), continuo a spingere ma dopo le penultime spinte in cui stavo chiudendo le gambe, un’infermiera mi preme sulla pancia e Arthur finalmente nasce alle 6.15 del 5/10/2011, pesa 4,325 kg e ha un giro di cordone intorno al collo.
Sono così distrutta che non riesco ad alzare la testa per guardarlo, quindi intravedo solo mio marito commosso e aspetto che me lo mettano sul petto. Quando lo fanno vedo questo esserino dal colorito grigiastro che mi guarda fisso negli occhi in silenzio e pazzesco, si alza sulle braccia per vedermi meglio, è subito amore. Quello sguardo non potrà mai togliermelo nessuno, è la cosa più bella del mondo, non dico che la fatica e il male sono passati ma li accetto perché improvvisamente hanno avuto un senso.
Per concludere, ho avuto una lacerazione piccola di lunghezza ma frastagliata quindi classificata di II° grado, mi hanno cucito poi essendo che un punto che mi ha dato l’ostetrica non reggeva, la dottoressa ha deciso di togliermeli e rifarmeli tutti (evviva!). La placenta è uscita subito spontaneamente ma poi avevo dei coaguli e il sangue non si fermava quindi mi hanno premuto sulla pancia e mi hanno infilato non so quante garze per pulirmi meglio possibile, insomma mi hanno torturato per un’ora e mezza ancora ma non è stato sufficiente perché dopo una settimana ho dovuto comunque tornare a fare il raschiamento per dei residui placentari rimasti dentro l’utero. Ora è tutto passato e dopo un mese mi sono ripresa abbastanza.







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La nascita di Jonathan 



2009 MAMMA IO CREDO IN TE,TU SAI "TI DEDICO TUTTO"la tua Stella.
