La classificazione internazionale della ROP prevede 5 stadi:
STADIO I: linea di demarcazione piana netta che separa la retina vascolare da quella avascolare.
STADIO II: cresta ("ridge") rilevata sul piano retinico a separare la retina vascolare da quella avascolare, con neovasi intraretinici e “shunts” artero-venosi.
STADIO III: proliferazione fibrovascolare extraretinica in uno o più settori della periferia retinica.
STADIO IV: distacco parziale di retina, che può essere extramaculare (stadio IVa) o coinvolgere anche la macula (stadio IVb)
STADIO V: distacco totale di retina.
La terapia della ROP è essenzialmente chirurgica mediante fotocoagulazione laser e vitrectomia.
La fotocoagulazione laser è una metodica precisa, relativamente invasiva, che determina cicatrici meno grossolane, riducendo il pericolo di distacco di retina tardivo.
La vitrectomia trova indicazione nel trattamento della ROP in Stadio IV e V per rimuovere gli elementi trazionali che si sviluppano esercitando forze tra porzioni di retina, tra retina e cristallino-corpo ciliare, nervo ottico e retina anteriore.
Un problema di cui si è acquisita consapevolezza solo in epoca molto recente (1987) è quello dell’iperalgesia del neonato. Iperalgesia vuol dire “aumentata sensibilità al dolore”, che è dunque più INTENSO, più PERSISTENTE, più DIFFUSO.
Per alleviare le sofferenze si ricorre pertanto a forme di analgesia farmacologia. Gli Oppioidi sono i farmaci più comunemente usati, ma si fa uso anche di antinfiammatori, creme analgesiche, analgesia locoregionale.
Inoltre, si pratica anche l’analgesia non farmacologia mediante somministrazione di glucosio al 30% per la prevenzione del dolore procedurale e con il ricorso a tecniche di “gentle handling”.
Alla dimissione, i bambini prematuri presentano spesso problemi aperti:
– neurologici;
– sensoriali (visivi, uditivi):
– comportamentali (alimentazione, sonno).
I genitori sono a loro volta esposti a fatica, stress, sensazioni alterne, che spesso cominciano ben prima dell’arrivo nella Terapia Intensiva Neonatale.
E’ estremamente difficile confinare in parole le emozioni che vivono i genitori dei neonati pretermine ricoverati in TIN; provando a sintetizzare, possiamo individuare:
– disorientamento;
– rabbia e senso di colpa;
– senso di inadeguatezza e di impotenza;
– speranza e sconforto;
– senso di solitudine e desiderio di isolarsi;
– difficoltà a ritrovarsi nel quotidiano;
– attesa e paura.
I genitori si devono confrontare con chi dice cose quali;
“ ….in fondo deve solo crescere un po’…”
“ ….ma non è meglio che muore … potete farne altri……”
“ ….certo così piccolo, ma sarà normale?”
“ …..tutti questi investimenti, e poi bambini normali del terzo mondo muoiono”
Invece i genitori sanno che il loro figlio è un prodigio. In lui sono racchiusi molti segreti…


Fonte:
genitin.it